Teoria e pratica del comico in Gianni Celati

Alessandro Viti

Abstract


L’articolo si propone come un confronto col pensiero sul comico di Gianni Celati, autore che nel corso degli anni Settanta si interessa alla materia sia come ricercatore che come scrittore. Il suo studio – a cavallo tra letteratura, cinema e teatro – porta alla stesura di vari saggi, parte dei quali raccolta nel volume Finzioni occidentali (1975); sul piano creativo vengono pubblicati il romanzo d’esordio Comiche (1971) e una successiva trilogia, poi raccolta nel 1989 nel volume Parlamenti buffi. Celati cerca di risolvere sul piano linguistico il codice visivo fondato sui movimenti corporei della slapstick comedy del cinema muto: il testo viene quindi costruito su un impianto di gags verbali che si susseguono secondo un principio ritmico più che di causalità. Questo tipo di scrittura deriva genealogicamente dal comico della tradizione carnevalesca. Il comico premoderno e rabelaisiano come felice dismisura corporale viene così riproposto da Celati in contrapposizione all’umorismo incorporeo e malinconico post-romantico. Il lavoro di Celati è reso particolarmente significativo dalla stretta compenetrazione tra il piano teorico-critico e quello pratico-letterario.


Keywords


Comico, Umorismo, Celati, Carnevalesco, Bachtin, Beckett, Slapstick, Pirandello

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